Il teatro su Giuliano. Frammento da “Il bandito della Guerra fredda”

Un frammento dal capitolo “Teatro” dal libro “Il bandito della Guerra fredda”

Nel film di Rosi il volto del bandito che per sette anni insanguinò il palermitano e parte del trapanese non si vede mai, se non quando la telecamera inquadra il cadavere. Il regista utilizzò questa tecnica per lasciare nello spettatore la sensazione che tutto quello che veniva raccontato su Giuliano continuasse a rimanere un mistero. Impalpabile come un brogliaccio della commedia dell’arte che di volta in volta, a seconda degli umori del pubblico e dei commedianti, muta. Una traccia per orientarsi, e poi si va a braccio. Come a braccio si andò nel “teatro” messo in scena per la sua uccisione. E come, del resto, anche nell’incredibile spettacolo dell’assurdo che fu il processo di Viterbo sulla strage del primo maggio 1947. Un mistero che abbiamo ereditato, e le cui implicazioni non abbiamo mai smesso di pagare, fino a oggi.

[…]

Un ventunenne che, in pochi mesi, da figlio di un ricco agricoltore di Montelepre che aveva fatto i soldi emigrando negli Stati Uniti si trasformò prima in “brigante”, poi in simbolo del separatismo siciliano come “colonnello” dell’Evis (Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia, il braccio armato del movimento separatista), ancora in strumento della reazione post-fascista contro le lotte in opposizione al latifondismo e allo sfruttamento dei braccianti guidate dalle sinistre e, infine, in criminale senza bandiera che si dedicava a rapine e rapimenti. Morto che non aveva ancora compiuto trent’anni, si era già trasformato da vivo in icona e leggenda popolare.

Ma la storia vera di Giuliano, quella che si riesce parzialmente a ricostruire dai documenti che solo oggi, con il contagocce, diventano pubblici, è ben diversa da quella raccontata – con tanto di tabelloni disegnati – dai cuntastorie siciliani. E vedremo come, con sconcerto, passo dopo passo; perché per avere un frammento di verità su questa storia bisogna farsela pietre pietre, faticando, perdendosi più volte, deviando dal sentiero segnato per tracciare nuove mappe.

 

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