Quell’archivio da salvare

Il ilbro “Il bandito della Guerra fredda” probabilmente non sarebbe mai stato scritto se dieci anni fa non avessi fatto una lunga chiacchierata con Giuseppe Casarrubea in un bar di Partinico. Figlio di una delle vittime della strage del giugno 1947, docente e dirigente scolastico e saggista e storico, ha cercato la verità sui fatti che vanno dal luglio 1943 agli anni ’50 (e non solo) per tutta la sua vita. Deceduto nel 2015, nella sua casa a Partinico viene conservato il suo enorme fondo di documenti raccolti in decenni di ricerche e viaggi. Un patrimonio immenso che dovrebbe essere recuperato, messo in sicurezza e reso pubblico.

A lui è dedicato un capitolo del libro (anche se il suo nome lo attraversa) in cui si racconta fra l’altro dell’assurdo processo che ha dovuto subire in cui non c’era solo lui (l’infame calunniatore che riportava documenti e circostanze sulla morte di Ferreri/Fra’ Diavolo luogotenente di Salvatore Giuliano) ma “il metodo storico” di analisi dei documenti e formulazione delle ipotesi su determinati fatti.

La foto è relativa proprio a quel processo in un’udienza del 2007…

 

 

 

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