La scampagnata dopo la strage di Portella della Ginestra

E’ l’8 maggio del 1947, una settimana dopo la strage di Portella della Ginestra. Mike Stern agente del Cic (Counter intelligence corps) il controspionaggio statunitense e con la copertura già all’epoca di giornalista giunto il giorno prima a Palermo, è a pranzo in un casolare con la famiglia Giuliano (ci sono tutti, da Turiddu alla madre e il padre e alcuni parenti e anche membri della banda). L’agente rimarrà una settimana in compagnia di Salvatore Giuliano.

Si legge nel libro “Il bandito della Guerra fredda”

Mike Stern, 36 anni, capitano dell’Esercito americano e agente del Cic (Counter intelligence corps), il controspionaggio militare statunitense, arrivava in Sicilia il 7 maggio all’aeroporto militare di Boccadifalco, per poi precipitarsi a Palermo per incontrare l’ispettore generale di Pubblica sicurezza in Sicilia, Ettore Messana. Stern era arrivato da Roma in compagnia del sergente dell’Oss – anche lui con la doppia attività di fotografo – Wilson Morris. Erano venuti per incontrare Salvatore Giuliano […] Insieme ai due agenti viaggiava anche una donna di cui non si conosceva il nome, ma che fonti dell’epoca segnalavano come di nazionalità spagnola (si scoprirà in seguito essere invece una spia svedese, Maria Lamby Karintelka, più conosciuta come Maria Cyliacus, nda). I tre, alla sera, soggiornarono all’Hotel delle Palme, dove da qualche giorno si era trasferito – una coincidenza, guarda caso, davvero fortuita! – Lucky Luciano.

[…]

In meno di ventiquattr’ore, grazie ai preziosi consigli di Messana, l’agente Stern e i suoi accompagnatori incontrarono il giorno successivo e con pochissime difficoltà l’uomo più ricercato – teoricamente – del momento, e vi trascorsero insieme una settimana. Raccontano Sandro Attanasio e Pasquale “Pino” Sciortino, due degli uomini più fedeli al bandito: «Turiddu fece mille domande a Stern e si infervorò sempre di più. Le risposte che riceveva lo accesero d’entusiasmo, esaltarono la sua ammirazione per il grande Paese, tanto che se ne fece un mito. Da questo fervore, da questa esaltazione ebbe origine la decisione di attaccare le sezioni comuniste, […] una dimostrazione di sincera amicizia e spirito di collaborazione per la causa anticomunista guidata allora, come oggi, dagli Stati Uniti d’America».

 

 

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