Perché questo libro – la nota introduttiva

Non sono uno storico, e questo non è un libro di storia. Sono un narratore, quindi racconto la mia versione; parziale, certamente, come altrettanto incompleta, ma basata su notizie e documenti che ho rintracciato in anni di lavoro – e di ossessioni – ben prima che mi venisse in mente di scrivere questo volume. Non ho una verità assoluta in tasca. L’unica certezza è che sono nato, e vivo, in un paese segnato da un profondo e devastante senso di colpa. Un peccato originale che si manifestò simbolicamente nel 1943, quando il primo scarpone di un soldato alleato si posò su una spiaggia siciliana.

A volte, a un certo punto della vita di un uomo, può succedere di sentire la necessità di dare una risposta a delle domande che vanno ben oltre la sfera personale, anche se quest’ultima ne è fortemente condizionata. La necessità di dare un nome alle cose, e a cosa ci ha influenzato o, peggio, condizionato. In parte ho cercato queste risposte scrivendo il precedente libro, In morte di don Masino, pubblicato da Imprimatur editore nel 2016. Il bandito della Guerra fredda non ne è la continuazione, ma la conseguenza. Scrivere un romanzo non mi poteva bastare più. Da qui la necessità di un lavoro più esplicitamente politico. Questo testo, infatti, vuole rappresentare e stimolare una possibile indagine sulla memoria collettiva per riuscire a individuare quale sia il punto di origine di quello che abbiamo vissuto, e capire cosa siamo diventati. Singolarmente e collettivamente.

Ci sono molti autori, storici, giornalisti, ricercatori che hanno lavorato bene e con puntualità in questi settant’anni per svelare la faccia oscena del potere, gli inganni, le violenze, la sottrazione di verità che ci hanno condizionato come persone e cittadini. Ne ricordo solo alcuni a cui sono particolarmente legato: Michele Pantaleone, Giuseppe Casarrubea e Nicola Tranfaglia. Gli altri non si offendano, ma a queste tre persone dobbiamo molto tutti noi che abbiamo scritto in seguito.

Questo libro, quindi, è schierato dalla parte di chi ha subito la violenza aggravata dall’inganno.

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